Canada Stati Uniti e Venezuela si uniscono per porre il veto al piano per proteggere gli oceani

La Conferenza di Rio +20, venti anni dopo il Vertice della Terra di Rio ricordato come Rio 92, è stata incapace di produrre almeno la pretesa di un forte impegno verbale per la comunità mondiale ai principi della sostenibilità.

Queste conferenze hanno finora sempre state una frode, realizzate con esagerate “retoriche verdi” emozionando con cariche di avvisi minacciosi che “questa volta non possiamo permetterci di fallire” e che “il punto di non ritorno” è finalmente arrivato.

Ma il fallimento è stato un compagno leale, fedele e più di un punto di non ritorno si ha inclinato verso la perdita dei più importanti incontri mondiali.

Questo perché non esiste una cosa come un mondo “comunità”. Ci sono nazioni ricche e povere ma le prime mai si aderiscono alle agende di quest’ultime, tuttavia nel linguaggio complesso sorgono “Dichiarazioni” dove la parola “sostenibile” è stata usata senza il suo vero significato[1].

L’assurdità generale di questi vertici della Terra —Rio di Janeiro, Kyoto, Copenhagen, Durban, e ora Rio di nuovo—, è riassunta nella incapacità che hanno le forze verdi di ottenere una dichiarazione finale veramente obiettiva, e così questa volta a Rio di Janeiro, si è  persa la possibilità in cui le nazioni potrebbero sviluppare vere e proprie strategie e dichiarare la vittoria per il pianeta

Originariamente sarebbe stato l’impegno di un “mondo verde”, ma non sufficienti nazioni in realtà hanno assunto degli impegni, e così iniziative come il piano di un trattato delle Nazioni Unite per proteggere le acque internazionali si vede impedito di materializzarsi.

Per lo stupore degli ecologisti, la mattina del Martedì -19 giugno-, il Canada, gli Stati Uniti il Venezuela hanno  posto il veto su questo piano. Il rappresentante della società civile, Milko Schvartzman, Direttore della Campagna Oceani di Greenpeace Argentina, ha informato per telefono che è stato espulso dalla riunione in cui hanno discusso l’accordo, su richiesta del rappresentante del Venezuela, che è stata sostenuta anche dalle delegazioni di Stati Uniti e Canada

Qualunque siano i motivi, la ragione per la veto di questi paesi è evidente, storicamente, questo sarà uno dei peggiori fallimenti di Rio +20.

Il Trattato internazionale sul Diritto del Mare è stato ratificato nel 1982 e gli Stati Uniti hanno sempre rifiutato di firmarlo.

Il risultato finale sul tavolo durante Rio +20 è la mancanza di  impegni per l’imminente pericolo di estinzione nei nostri oceani. Il documento finale è viziato dall’assenza di un accordo reale e non ha riconosciuto l’urgenza della crisi negli oceani, ritardando ogni decisione su una possibile azione a prendere fino al 2014.

Eppure non c’è alcuna garanzia che il risultato sarebbe quello di negoziare un nuovo accordo capace di cambiare il corso del selvaggio sfruttamento in alta mare.

I brasiliani ha gettato la spugna di fronte a un testo senza compromessi. Sembra che in qualche modo la lotta interna burocratica ha prevalso.

Ora la commissione impedita finora sale fino ad un organo di alto livello incaricato di  sorvegliare e far rispettare gli obiettivi di sviluppo sostenibile -AGDR- e presentarà una relazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Tra le possibili aree di interesse: sicurezza alimentare e agricoltura sostenibile, l’energia sostenibile per tutti, l’accesso all’acqua e la efficienza, le città sostenibili, lavori verdi, il lavoro dignitoso e qualcosa chiamata l’inclusione sociale.

Benvenuti  ancora una volta alla terra della fantasia delle “Conferenze Verdi”.

Gustavo Carrasquel | ANCA24 Hugo E. Méndez U. | ANCA24 Italia


[1] In questo senso vi proponiamo vedere: http://anca24italia.canalazul24.com/?p=741, Lo sviluppo sostenibile, un’idea distorta.

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