Salvare il pianeta[1]

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Nueva imagenQuesto articolo è di Ignacio Ramonet e fu pubblicato nel 2003 in: I lavori selezionati da, Le Monde Diplomatique, Ecología y Desarrollo Sustentable. Salvar El Planeta. Selezione di articoli in, Le Monde Diplomatique, (Presentazione di Sara Larrain), Santiago de Chile, Editorial Aún Creemos en Los Sueños, 2003, pp. 15-18.

La sfida del vertice Mondiale sullo Sviluppo che si terrà a Johannesburg, che riunisce i capi di governo e partecipanti provenienti da 180 paesi, è quello di invertire le tendenze individuate nel Vertice della Terra tenutosi a Rio de Janeiro nel 1992, che si è  accelerato e peggiorato con le politiche globali degli ultimi dieci anni. Il riscaldamento globale, la scarsità d’acqua, la scomparsa delle foreste, la minaccia di estinzione di molte specie, la povertà in crescendo, derivante da un modello di consumo e di produzione irrealizzabile. Inseparabile dalle crescenti disuguaglianze, queste pratiche, se non vengono rivertite, potrebbero minacciare la specie umana stessa.

Dal 26 agosto al 4 settembre a Johannesburg,  Sud Africa, ospiterà il Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile. Questo è un grande evento che riunirà il maggior numero di capi di Stato e di Governo, mai stati riuniti negli ultimi anni, e circa 60.000 partecipanti provenienti da 180 paesi. Si cercherà di rispondere a tutte le domande e preoccupazione più grave per tutta l’umanità: Come preservare l’ambiente? Come eliminare la povertà? Come salvare il nostro pianeta?

Perché la Terra è ammalata. Gravemente. Tuttavia, la diagnosi dei principali mali che affliggono è stata fatta dieci anni fa a Rio de Janeiro, nel corso del primo Vertice della Terra. Aveva già suonato il campanello d’allarme: il clima se riscalda, la scarsità di acqua potabile, le foreste scompaiono, decine di specie vive sono in via di estinzione, la povertà strangola oltre un miliardo di esseri umani.

I leader mondiali hanno ammesso, allora, che “la causa principale del costante degrado dell’ambiente globale è un schema di produzione e di consumo non fattibile, in particolare nei paesi industrializzati, molto preoccupante in quanto peggiora la povertà e gli squilibri”. Avevano preso due convenzioni decisive sul cambiamento climatico e la biodiversità, oltre un piano, denominato Agenda 21 per espandere lo sviluppo sostenibile.

Questo piano si basa su un’idea semplice: lo sviluppo è sostenibile se le future generazioni ereditino un ambiente la cui qualità è almeno uguale a quella percepita dalle precedenti generazioni[2]. Questo sviluppo comporta l’applicazione di tre principi: il principio di precauzione, che favorisce un approccio preventivo piuttosto che correttivo, il principio di solidarietà tra le generazioni attuali e future e tra tutti i popoli del mondo, e il principio di partecipazione di tutti gli attori sociali nel processo decisionale[3].

Dieci anni più tardi, in moli paesi, le cose non sono migliorate. Al contrario, con l’accelerazione della globalizzazione neoliberista “lo schema di consumo e di produzione non fattibile” si è anche rafforzato. Le disuguaglianze hanno raggiunto livelli che non si vedevano dai tempi dei Faraoni. La ricchezza delle tre persone più ricche del mondo supera la ricchezza accumulata degli abitanti dei 48 paesi più poveri… L‘inquinamento ecologico del mondo ricco sulla biosfera si è anche accentuato. Mentre che i treinta paesi più sviluppati rappresentano il 20% della popolazione mondiale, producono e consumano l’85% dei prodotti chimici sintetici, l’80% delle energie non rinnovabili, 40% di acqua potabile. E le loro emissioni di gas serra, pro capite, è dieci volte superiori a quelli dei paesi del sud….[4].

Durante l’ultimo decennio, le emissioni di anidride carbonica (CO2), causa principale del riscaldamento globale, sono aumentate del 9% Gli Stati Uniti, il più grande inquinatore del pianeta, nello stesso periodo sono aumentate del 18%. Più di un miliardo di persone non hanno ancora l’acqua potabile sicura, e quasi tre miliardi (la metà dell’umanità) consumano acqua di qualità deplorevole. Poiché dovuto all’ingestione di questa acqua contaminata, 30.000 persone muoiono ogni giorno. Cioè, dieci volte al giorno il numero delle vittime degli attacchi atroci,  abominevole dell’11 settembre 2001.

Continua la devastazione delle foreste; ogni anno 17 milioni di ettari scompaiono, che rappresentano  quattro volte la lunghezza della Svizzera. E siccome non ci sono alberi che assorbiscono  l’eccedenti del CO2, l’effetto serra e il riscaldamento climatico peggiorano. Inoltre, ogni anno, circa 6.000 specie animali sono sterminatei. L’estinzione di massa che minaccia il 13% degli uccelli, il 25% dei mammiferi e il 34% dei pesci, può essere compensata solo nella storia della Terra, con la scomparsa dei dinosauri…

Questo dà una dimensione di speranza che suscita il Vertice di Johannesburg. Una speranza che potrebbe essere delusa se prevalgono gli ‘egoismi nazionali, la logica produttivista, lo spirito commerciale e la legge del profitto. Come è successo  nel mese di giugno, a Bali, durante la Conferenza Preparatoria che non riuscì ad adottare un piano d’azione per lo sviluppo sostenibile e si è conclusa con un fallimento.

Per salvare il pianeta, è imperativo che i potenti di questo mondo, assumano a Johannesburg almeno questi sette decisioni principali:

  1. un programma internazionale a favore dell’energia rinnovabile, con particolare attenzione nell’accesso all’energia nei paesi del Sud;
  2. impegni a favore dell’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, al fine di dimezzare fino alla metà, entro il 2015, il numero delle persone private di questa risorsa vitale, che è certamente un bene comune dell’umanità;
  3. misure per proteggere le foreste, come previsto dalla Convenzione sulla Biodiversità adottata a Rio nel 1992;
  4. risoluzioni per attuare un quadro giuridico per istituire la responsabilità ecologica delle imprese e riaffermare il principio di precauzione come condizione per ogni azienda;
  5. iniziative per subordinare i regolamenti della Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) ai principi delle Nazioni Unite in materia di tutela degli ecosistemi e delle norme dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL);
  6. regolamenti per richiedere ai paesi sviluppati che si impegnino a destinare almeno lo 0,7% della loro ricchezza per l’aiuto pubblico allo sviluppo;
  7. Infine, le raccomandazioni per cancellare il debito dei paesi poveri.

Con la distruzione del mondo naturale, l’umanità ha fatto la Terra sempre più, meno fattibile. Il Vertice di Johannesburg dovrebbe cercare di invertire le tendenze che possono inevitabilmente portare ad una catastrofe ecologica globale. Sfida centrale di questo inizio del XXI secolo. O l’umanità stessa sarà a rischio di estinzione.

Ignacio Ramonet:  Director de Le Monde diplomatique, Francia. Articolo publicato nel  n° 22 della edizione chilena, Le Monde Diplomatique, agosto di  2002.

ANCA24 – Hugo E. Méndez U., giornalista ambientalista venezuelano | ANCA24 Italia


[1] Questo articolo è tradotto cosí come è stato scritto 10 anni fa, conservando i tempi verbali.

[2]Edouard Goldsmith, Le Tao de l’écologie. Une Vision écologique du monde. Éditions du Rocher, Mónaco, 2002.

[3]Vedi il dossier “Environnement et Développement. Le Défi du XXIe siècle”, Alternatives Économiques, julio-agosto de 2002.

[4]State of the World 2002, Worldwatch Institute, Washington, 2002. Vedi anche il sito oficiale dl la ONU sul Vertice di  Johannesburgo: www.un.org.

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101 risposte a Salvare il pianeta[1]

  1. Muay Thai ha detto:

    Hey, thanks for the post.Thanks Again. Will read on…

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