Nissos Amorgos la petroliera greca: a 16 anni del più grave disastro ecologico del Lago di Maracaibo

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Più di 25 mila barili di petrolio sono stati gettati nel Lago di Maracaibo il 28 febbraio 1997, a seguito della messa a terra della petroliera Nissos Amorgos“, che significa Isola di Amorgos,  nel canale di navigazione.

La gigante nave di bandiera greca ha contaminato la costa nord-ovest dell’Isola di San Carlos e la spiaggia di Caimare Chico, comprese le zone litoranee della “guajira”. Cinque anni dopo della tragedia, si è stabilito che hanno morto  7.580.000 macroinvertebrati, eliminando così almeno 28 specie del Caño Sagua e altri 23 di Caimare Chico. “Le vongole commerciali, Tivela Mactroides Guacuco– e Donax Striatus chipichipi– ammontano a quasi cinque milioni di euro, che rappresentano il 64 per cento della macrofauna bentonica annichilita.

I danni ecologici sono  incalcolabile. Ad oggi, il monitoraggio delle spiaggie colpite rivela che, cinque anni dopo, sono appena tornati alle spiagge colpite circa il 40 per cento delle specie che erano lì in origine”, secondo uno studio della Facoltà di Scienze che ha pubblicato L’Università del Zulia  nel 2002.

Secondo la stessa ricerca, fino ad oggi la fauna macrobentonica, colpita in quel momento,  dovrebbe aver recuperato il suo stato originale,  tuttavia, le fuoriuscite di petrolio hanno continuato con molta  frequenza nel Lago di Maracaibo, a causa delle migliaia di chilometri di tubi installati nella loro profondità e di piccoli e mediani incidenti che l’industria petrolifera afferma di essere incidenti “normali”.

I Zuliani[1], per fortuna, non dipendono attualmente del Lago di Maracaibo per fare scorta di acqua potabile, come in una volta; questo fatto fa una significativa differenza  con la tragedia avuta in Guarapiche, che tiene sulle spine a Maturin e le aree circostanti della capitale  monaguense dopo la rottura del tubo di petrolio. Elio Ríos, vice presidente di Naturazul, si rammarica del fatto che le sanzioni nella legislazione ambientale costituiscono semplici compensazioni monetarie.

Nel caso di Nissos Amorgos, la Corte Ottava dello Stato Zulia  nel 2010 con sentenza favorevole per la domanda civile imposta dal Procuratore Generale, con un ritardo di più di un decennio, ha condannato il capitano, Konstadinos Nikolaos Spiropulos, e alla società proprietaria del Nissos Amorgos e Naftiki Etheria, e all’assicurazione (Assurance Foreningen Gard) e ha richiesto il pagamento di 29 milioni 220 mila 619 bolivares a 74 centesimi allo Stato venezuelano a causa dei danni materiali.

Ammontano complessivamente a circa 6,75 milioni dollari. “Quella somma di denaro è una sciocchezza rispetto al danno ecologico  causato al Lago“, dice Elio Ríos. E se il pagamento è già stato fatto, non ha beneficiato il Lago. I responsabili dovrebbero obbligatoriamente  intraprendere un piano di educazione ambientale per ridurre al minimo il rischio di un altro incidente accaduto in quel modo”.

Quello del Nissos Amorgos, tuttavia, non è stato semplice mancanza di consapevolezza. Secondo il rappresentante del Naturazul, la nave cisterna era stata sovraccaricata, una situazione che è stata ignorata perché aveva complicità interna nell’industria petrolifera.

Peggio ancora, aggiunge Elio Ríos, è che il petrolio che era in barca è stato travasato, per facilitare il lavoro di rimessa a galla. “Tutte le navi cisterne devono avere doppio scafo per entrare nel Golfo del Venezuela per caricare petrolio dal 16 aprile 1997 in poi”, ha riferito al momento il presidente della Commissione Ambiente del Senato della Repubblica, Lucia Antillano, in base nella decisione del giudice 7º, di Prima Istanza Penale e Salvaguardia con interferenze ambientali, ,  Ricardo Colmenares.

Al di là che questa disposizione  si è adempiuta o non, gli ambientalisti il prossimo 28 febbraio evocherano quella tristezza di 16 anni fa, come il Lago di Maracaibo, –lo stesso che il Papa Giovanni Paolo II a paragonato con il Lago di Tiberiade durante la sua visita storica 1985è oggi un grande discarico di rifiuti“, a parere di Lía Bermúdez, uno delle più  agguerrita difensora.

La celebre scultrice, che gestisce il progetto e turistico Ecomuseo del Lago di Maracaibo, ha da tempo proposto la costruzione di un gasdotto via terra che trasporti il petrolio ad un porto in acque profonde nel Golfo del Venezuela, che potrebbe impedire il passaggio di altre navi petroliere attraverso il nostro principale Lago di Riserva Naturale.

I subacquei e guardia costieri ci hanno detto che, quando entrano al Lago  le navi cisterne di altre nazionalità, la deslastran per poi portarli  “puliti”a raccogliere il petrolio. Loro ci lasciano il Lago inquinato e nessuno fa niente “, denuncia Lía Bermúdez.

Dobbiamo fare qualcosa, ma veloce. E siamo pronti a parlare tutti i giorni e con chi ci vuole ascoltare”.

Publicado il 25 agosto di 2013 nel Blog: http://damasojimenez.com/.

http://damasojimenez.com/nissos-amorgos-el-buque-petrolero-griego-15-anos-del-peor-desastre-ecologico-del-lago-de-maracaibo-fotos/

Damaso Jim{endez, giornalista venezuelano | ANCA24 – Hugo E. Méndez U., giornalista ambientalista venezuelano | ANCA24 Italia


[1] I zuliani si dice di quelli nati nello Stato del Zulia. Lo Stato del Zulia  è un’entità federale del Venezuela che si trova nell’angolo nord-occidentale del paese. Il suo territorio  circonda il Lago di Maracaibo, che è il più grande specchio d’acqua in America Latina.

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