La malanga o taro e i malangueros aggrediscono il nostro patrimonio forestale, la Sierra di Perijá.

Nueva imagenIl Taro è un tubero, noto anche come ocumito. Si tratta di una pianta erbacea. Ma ha fusto sotterraneo, da cui scaturiscono rami secondari, laterali, orizzontali, ispessite, che sono conosciuti come cormelos. I cormelos hanno una corteccia marrone scuro e la polpa è bianca o gialla. Coltivare il Taro richiede di un clima caldo umido con temperature che oscillano tra 20 e 30° C, con molta luminosita. Non tollera basse temperature. Il Taro è una pianta tropicale, coltivata in altitudine basse e media non superiore ai 1.000 msnm.

Sono 10 mesi di raccolta per il Taro bianco e 12 mesi per il Taro viola. La vendemmia viene effettuata manualmente, tirando con forza all’albero, viene estrarta e classificata. Il nome scientifico è sagittifolium Xanthosoma.

La coltura del Taro è un’attività economica fatta principalmente dagli sfollati colombiani che vivono nella Sierra de Perijá dal lato dello Stato Zulia. Questa coltura è principalmente responsabile dalla pratica di incendi e deforestazione della Sierra. Del Taro sono fatte le patatine fritte o spuntini, snack che ci vendono nei cinema e nei supermercati.

Frito-Lay è uno dei suoi più grandi marketer. A proposito, Frito-Lay è una filiale di Pepsico Group, società internazionale americana dedicata alla commercializzazione di patatine tra gli altri spuntini. Sicuramente questo consorzio non ha “sentito niente” di quello che sta accadendo nella Sierra di Perija.

All’interno della visione del Piano Verde elaborato dal governo dello Stato di Zulia, si è promosso la passeggiata alle grotte di Saman, come parte della lotta contro la desertificazione e la siccità. Durante questo tour gli escursionisti hanno identificato con i propri occhi le cause che intensificano la siccità, a questo proposito il titolare dell’Ambiente, Lenin Cardozo ha detto: “Questa visita ha una filosofia, una visione nel agire, sulla base di una riflessione globale che è associata con il processo di desertificazione, un problema che sta accadendo nel mondo con i suoi suoli, la sua terra, perché questi hanno perso la loro qualità, soprattutto dovuto alla deforestazione”.

“I suoli sono stati trasformati in deserti dovuto al disboscamento incontrollato, tutelato dalll’impunità ambientale e la prevalente cattiva gestione ambientale degli ultimi decenni. Non vi è alcuna giustificazione, se ciò che è in gioco è il nostro patrimonio forestale che è la Sierra di Perija. Siamo stati solidale nel permettere l’arrivo di centinaia di sfollati dalla Colombia, grazie al suo complesso conflitto sociale, ma ugualmente esigiamo che rispettino la nostra riserva naturale”, afferma Lenin Cardozo.

In altre parole, enfatizza Lenin Cardozo: “È inaccettabile i danni che ci stanno facendo con la piantagione abrasiva della Malanga, assolutamente bisogna fermatre queste piantagioni. La coltivazione di questo tubero è molto dannoso per il suolo. Questa semina, richiede entrata di luce e questo stimola la deforestazione intensiva, solo consente un raccolto per anno, poi lasciano la terra senza nutrienti (dove in quelle zone già distrutte non cresce più nessuna pianta) e un’altra volta ancora deforestano più ettari per piantare. Immaginatevi quanti ettari sono stati disboscati e continuano disboscando nella Sierra”.

Ancora una volta Lenin Cardozo, denuncia: “Nelle ultime fotografie satellitari è stato osservato una totale deforestazione del lato della Sierra colombiana e dal nostro lato rimane ancora una importante massa forestale, ma se continuiamo così fra poco avremo esaurito le foreste e come voi sapete, questi meravigliosi esseri, gli alberi, servono come vasi comunicanti con la natura, essi ci permettono di produrre le fonti di sorgenti, fiumi, ecc”.

Le comunità più colpite dalla deforestazione nella Sierra de Perijá sono: Solotamia, Caño Colorado, i Tres Ríos, Varsavia, Las Carmelitas, San José de los Altos, Sierra Azul, Los Vivitos, il Guayabo, su queste terre passano il fiume Laja, il fiume Palmar e il fiume Caño Colorado da qui il nome i Tres Ríos la diga di il Diluvio. Secondo la signora Alida González, un residente della Sierra di Perijá, 30 anni fa c’erano molte sorgenti, dovuto alla deforestazione si hanno prosciugato i passaggi dell’acqua.

Inoltre, Adelmo Urdaneta, coordinatore dei percorsi ecoturistici delle Grotte del Saman, ha detto l’importanza delle azioni effettuate dal governatore dello stato di Zulia nella Sierra di Perijá: “abbiamo messo a monitorare queste terre che erano non custodite, completamente vulnerabili, e che sono molto importanti perché da questi suoli escono i bacini che alimentano la diga più grande che abbiamo in Zulia, il Diluvio”.

Luis Pérez, giornalista venezuelano | Noticias al Día – Hugo E. Méndez U., giornalista ambientalista venezuelano | ANCA24 Italia

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